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Autore: Mario Resmini

Due casi semplici e due risultati opposti: come la professionalità orienta l’istruttoria e l’esito percepito dell’attività peritale

Nel confrontarmi con i colleghi, relativamente alla nostra professione, prospettive future di categoria e percezione di Assicurati e Mandanti sul nostro lavoro, capita sempre più spesso che si finisca per concordare sul fatto che la professionalità della categoria tenda a volte a diminuire, certamente per quanto percepito dall’utenza.

Questo mi ha portato a farmi una domanda: noi Periti, cosa facciamo per invertire questa tendenza?

Per provare a dare una risposta, ho scelto due significative esperienze recenti che mi hanno visto direttamente coinvolto (sinistri verificatisi nel 2021) per analizzarne la gestione. In entrambe le situazioni vi è stata la necessità di collaborare ed interfacciarmi con colleghi.

Caso 1

Un “semplice” sinistro in coassicurazione indiretta su Polizza Globale Fabbricati. In particolare: intervengo per la Compagnia “A”, aderente agli accordi ANIA, che assicura il condominio; il collega interviene per la Compagnia “B”, non aderente agli accordi ANIA. È un caso di furto, coperto dalla polizza del Condomino e coperto – per i soli danni ai serramenti – anche dalla polizza condominiale.

Un incarico facilmente gestibile: si sente il collega, si condivide la stima dei danni e si procede a riparto ai sensi dell’Art. 1910 del C.C.

Quello che non mi aspettavo è la totale mancanza di collaborazione dovuta ad assenza di risposta dal collega, che ha portato ad una sequela di mail di sollecito; sino a ricevere una telefonata di lamentela dall’agente della Compagnia “B”!.

Risultato finale: nonostante le migliori intenzioni e la facilità del compito assegnatoci, la professionalità percepita all’esterno del sottoscritto e del collega è stata pari a meno di zero.

Caso 2

Incendio di fabbricato suddiviso in tre distinte unità immobiliari, ognuna di proprietà di uno dei fratelli della famiglia “X” ed assicurate in maniera distinta.

L’evento distrugge in maniera pressoché completa la copertura di tetto e coinvolge in maniera più o meno grave le tre unità immobiliari.

Intervengo per la Compagnia “C” che assicura la “villetta di testa” opposta all’area da cui ha avuto origine l’incendio.

Un collega interviene per la Compagnia “D” che assicura la porzione centrale dell’immobile e l’unità immobiliare da cui ha avuto origine l’evento. Accertate insieme le cause e stabilito che relazionerò la mia mandante con indicazione di rivalsa, procediamo per tutti gli accertamenti peritali insieme, in ottica di collaborazione e reciproco aiuto, scambio di opinioni, dati e documenti.

Risultato finale: nonostante alcune pesanti rivisitazioni del computo redatto dall’impresa incaricata dalla famiglia “X”, applicazione di regola proporzionale da parte del collega per una delle due unità immobiliari, a conclusione della pratica abbiamo ricevuto il ringraziamento dei tre fratelli per la disponibilità dimostrata e l’assoluta trasparenza con cui abbiamo gestito il sinistro; gli Assicurati, seppur colpiti nelle tasche dai limiti di polizza e/o detrazioni per migliorie apportate in occasione della ricostruzione, hanno percepito e apprezzato qualità e disponibilità del mondo peritale e assicurativo.

In conclusione

Non sempre tutto va per il meglio. Non dovrebbe succedere, ma capita che vi siano disallineamenti e incomprensioni. Quello che mi preme evidenziare è come il gioco di squadra, l’essere disponibili con i colleghi (AIPAI e non), il metterci a disposizione per risolvere i problemi è un nostro dovere professionale. Il caso 1, che ho portato alla vostra attenzione oggi, risulta verificarsi sempre più spesso, creando i presupposti che portano l’utenza a essere scontenta del sistema. Nel caso 2, il sistema ne esce rafforzato.

Nel corso della gestione di un sinistro, dobbiamo vedere nel nostro collega un alleato e dobbiamo valorizzare la necessaria reciproca collaborazione. Saremo sicuramente tutti più apprezzati e porteremo vantaggi al sistema.

Co-assicurazione e riparazione in forma specifica

Talvolta, nella gestione di piccoli sinistri, possono emergere criticità che offrono spunti di riflessione sulla nostra professione, sul compito del perito e più in generale sul ruolo che quest’ultimo si è trovato – colpevolmente o inconsapevolmente – ad accettare.

In particolare, la “banale” trattazione di un sinistro da acqua condotta su polizza Globale Fabbricati, con co-assicurazione indiretta a fronte di esistenza di polizza privata del condomino, si è complicata a causa della cosiddetta “riparazione in forma specifica”. L’affermazione di cui sopra, ad una prima lettura, dovrebbe far sussultare i più, in quanto la “riparazione in forma specifica” viene proposta in via sperimentale dalla maggior parte delle Compagnie con l’intento di: fornire un migliore servizio ai propri clienti, più veloce, senza alcun esborso per la riparazione e con contenimento complessivo dei costi di liquidazione, anche grazie all’eliminazione del perito, sostituito dal perito-riparatore.

Prima di venire accusato di campanilismo, confermo che il servizio è stato certamente gradito dal condomino che aveva stipulato tale copertura (personale opinione: per il solo fatto di non aver dovuto mettere mano al portafogli). Per quanto alla velocità del servizio non ho ravvisato particolare differenze dalla trattazione classica, ovvero quella in cui l’amministratore manda i manutentori fidelizzati piuttosto che quella in cui il condomino richiede la prestazione del proprio idraulico di fiducia. La nota dolente, semmai, arriva con il conto. Nella fattispecie, la riparazione è stata eseguita con tecnologia non distruttiva, previa esecuzione di video-ispezione per individuare il punto esatto ove operare; tale scelta non è stata dettata dall’eventuale lodevole intento di non rompere le piastrelle, poiché non ve ne erano uguali di scorta, ma bensì trattasi del modus operandi standard del designato riparatore. Si è così giunti alla complicazione del caso semplice, laddove una banalissima rottura della braga collegata al vaso a sedere ha richiesto: una video-ispezione per la ricerca del guasto (?) ed una riparazione, certamente all’avanguardia, in ragione dell’elementare sostituzione.

Tralasciando ulteriori spunti riguardanti durata e garanzia di siffatta riparazione, che volutamente ometto ma che potrebbero avere una loro incidenza nel medio termine sulla frequenza dei sinistri, il costo specifico dell’operazione è risultato essere superiore alla riparazione “classica” di circa il 60-70%. In un mondo dove la “bravura” (volutamente tra virgolette ed in corsivo) del perito, piuttosto che dalle competenze specifiche, è sempre più misurata dai freddi numeri, le cui performance sono misurate in “media giorni di restituzione incarico” e “costo medio liquidato”, l’esito, data anche la premessa, è quello ovvio di non poter condividere i conti con il collega (peraltro amico e stimato). Laddove lui (perito-riparatore) si trova a dover far valere le ragioni della propria mandante, la quale ha quietanzato la fattura del riparatore incaricato, ed io (perito della Compagnia che non presta la riparazione in forma specifica) mi trovo a non poter che evidenziare la non congruità dell’importo pagato.
Con buona pace del mandato del perito, le rispettive perizie si sono concluse con stime differenti e conclusioni all’antitesi riguardanti i costi di ripristino della tubazione che ha dato origine alla perdita, nonchè con più generali e filosofiche riflessioni sul ruolo del perito, sempre più vincolato e costretto in procedure volontà delle mandanti che non manifestazione della professionalità che dovrebbe essere propria del nostro operato.