Morte sul lavoro

Morte sul lavoro

Morte sul lavoro

Una recente notizia ci ha profondamente colpito: un collega, nel corso delle verifiche per un sinistro evento atmosferico, è caduto da un tetto di un fabbricato industriale, morendo sul colpo.

Il primo pensiero va naturalmente alla sua famiglia, su cui improvvisamente si è abbattuta la disgrazia e alla quale siamo vicini.

Non è il momento di trarre affrettate considerazioni.

La mente corre al problema della sicurezza: nel corso di cause, procedimenti, semplici accertamenti, siamo chiamati a verificare altrui comportamenti che sono stati all’origine di infortuni, lesioni, incidenti anche mortali; svolgiamo questo compito con la massima professionalità, cura e dedizione, pienamente consapevoli dei rischi connessi e delle norme vigenti.

E’ altrettanto vero che, nella gestione della nostra attività quotidiana di periti, non sempre siamo messi in condizione di poter rivolgere la stessa attenzione verso noi stessi: quante volte dobbiamo salire su manti di copertura intrinsecamente pericolosi? Quante volte siamo entrati in stabilimenti nei quali vi sono stati incendi e/o altri eventi che modificano lo stato della sicurezza dell’ambiente, senza poter badare troppo a quello che respiriamo?

Nell’ambito di un incontro aperto fra tutti i periti R.E. italiani, un paio di anni fa a Milano, il problema era stato affrontato anche mediante proiezione di slides, ove fra l’altro si evidenziava che i costi per la sicurezza, per legge, non sono comprimibili e non possono essere soggetti a ribassi. Non sono ammesse deroghe a tali norme di legge, la cui violazione può comportare responsabilità, sia civili, sia penali (che spetta alla magistratura accertare) per tutti gli operatori intervenuti.

Profetica era la slide che così recitava: “Nel caso in cui, per ragioni di compressione dei costi, non si adempie con scrupolo alla gestione della sicurezza e nella malaugurata eventualità di un infortunio, magari anche grave, qualcuno potrà chiedersi e chiedere a chi fanno capo le responsabilità penali e civili”.

Le norme di legge devono essere tenute nel debito conto nei casi in cui la Committenza cercasse di imporre tariffe inadeguate, che non consentano di operare in sicurezza e con il dovuto decoro.

Ritengo importante, urgente e ineludibile tornare sulla questione e propongo che in sede AIPAI e/o di Confederazione Periti Uniti, si organizzi un incontro cui partecipino professionalità di alto profilo: servono competenze da penalista e civilista, da esperto della sicurezza e magari l’apporto di un Magistrato, per trattare adeguatamente questa tematica e consentirci di ulteriormente approfondire ogni aspetto rilevante: per noi, per le nostre famiglie e per l’intera filiera del settore.

È, questa, una proposta che nasce da un recente evento tragico, affinché non si lasci passare altro tempo e ci si muova, con pragmaticità e con la giusta attenzione nei confronti di un problema così importante, creando l’occasione per il necessario approfondimento.