Manti di copertura: analisi del fenomeno di reptazione

Manti di copertura: analisi del fenomeno di reptazione

Manti di copertura: analisi del fenomeno di reptazione

Nella vita professionale ognuno di noi, è chiamato ad analizzare un’eterogenea casistica di problemi che denunciati genericamente come “danni” devono poi essere calati nella microsfera tecnica di appartenenza ed analizzati secondo i criteri della polizza al fine di determinarne l’eventuale indennizzabilità – per rispondere nel modo migliore alle aspettative dell’assicurato ed a quelle della società di Assicurazione che si ne è assunta il rischio.
Le coperture di membrane in bitume polimero – rappresentano una casistica peritale frequente – aggravata dai cambiamenti climatici che hanno interessato la nostra penisola negli ultimi anni – con l’esponenziale aumento di eventi eccezionali (nevicate, trombe d’aria, bombe d’acqua) che fanno emergere effetti lesivi nei fabbricati (prevalentemente infiltrazioni) non sempre solidali e conseguenti con le forze naturali a cui vengono associati.
Ci si propone dunque di approfondire un fenomeno quale quello della reptazione delle coperture che può indurre fraintendimenti e distorsioni nell’analisi di sinistri border line.
Per farlo si è attinto anche dai numerosi articoli redatti dall’Arch. Antonio Broccolino che ringrazio per la disponibilità ed il supporto.
La copertura di un fabbricato, è elemento che nella maggior parte dei casi, rimane spesso “isolato” in quanto difficilmente accessibile e/o raggiungibile e che per natura è ritenuto durevole / garantito ed al quale viene deputata la “sola” funzione di impermeabilizzazione.
Purtroppo però, quando la caratteristica tenuta della impermeabilizzazione della copertura viene meno, con possibile rischio per locali / attrezzature / prodotti allora l’attenzione sull’elemento di protezione diventa massima e spesso vengono chiamate in soccorso le polizze sia indennitarie che risarcitorie (FABBRICATI – CAR – RC  ATTIVITA’ – RC  PRODOTTI – ecc…).
Vediamo allora quali sono gli elementi di attenzione nell’approccio di un sinistro caratterizzato da manifestazioni sulle membrane di copertura, al fine di caratterizzare correttamente il nesso causale dell’evento (e la sua datazione).
Per reptazione, si intende l’ondulazione o il corrugamento dell’elemento di tenuta e rappresenta la più frequente patologia rilevabile su coperture impermeabili. La parola “reptazione” deriva dal termine francese “reptation” che significa il movimento strisciante/ondulatorio che esegue un rettile durante il suo spostamento rettilineo.

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Gli effetti caratteristici di questa copertura sono ben noti a noi tutti, spesso oggetto di analisi peritale, ma è bene evidenziarlo, difficilmente tali manifestazioni possono essere direttamente attribuite ai citati “Eventi Atmosferici” – come invece accade da parte degli assicurati, che solo dopo l’evento, verificano lo stato della copertura.
Le cause della reptazione hanno invece origini lontane e tecnicamente distanti dal pensiero comune (…degli assicurati). Per analizzare correttamente l’ondulazione ed il corrugamento delle membrane bisogna risalire alle origini ovvero alle scelte tecniche progettuali ed esecutive dell’impermeabilizzazione.
I fenomeni di reptazione sono quasi sempre una diretta conseguenza della mancanza di stabilizzazione (aderenza o bloccaggio) del sistema di copertura impermeabile in uno o più elementi che lo compongono (di solito le membrane impermeabili costituenti l’elemento di tenuta e/o lo schermo al vapore e/o i pannelli termoisolanti). La reptazione può avvenire dopo uno o più cicli stagionali, innescandosi sempre nel periodo più caldo dell’anno e si presenta normalmente con un’ondulazione, più o meno pronunciata, delle membrane disposta in senso diagonale rispetto ai punti fissi (camini, lucernari, bocchettoni, ecc.) e/o agli angoli interni ed esterni della copertura.
Le principali cause che determinano l’instabilità del sistema di copertura e di conseguenza innescare i fenomeni di reptazione possono essere:
• Mancanza d’aderenza dell’elemento di tenuta sullo strato termoisolante:
l’uso di materiali termoisolanti non idonei all’incollaggio a caldo delle membrane in bitume polimero sono quelli non trattati superficialmente con bitume o aventi temperatura di fusione del prodotto incompatibile (minore o uguale) a quella utilizzata nel processo di posa. Nel caso dei pannelli realizzati in polistirene espanso sinterizzato o estruso (temperatura di fusione di circa 90°C), può avvenire che nel giro di pochi cicli stagionali, per effetto del calore superficiale del sistema di copertura esposto (la temperatura superficiale, sulla superficie impermeabile – nera o ardesiata color grigio, può talvolta superare gli 85 °C), avvenga una delaminazione della membrana dall’isolante termico.

• Mancanza d’aderenza dell’elemento di tenuta sul supporto strutturale:
causato da una non corretta preparazione (lisciatura) del sottofondo che impedisce la continuità di aderenza della membrana. In caso di manutenzioni /rifacimenti si può verificare carenza di adesione tra la nuova e la vecchia membrana  qualora l’esistente non sia  stata correttamente pulita (ardesia staccata, polvere, vernice esistente di tipo pellicolante, ecc.) o ricondizionata (taglio delle ondulazioni e/o bloccaggio mediante fissaggio meccanico degli elementi o strati costituenti il sistema di copertura originario).

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• Eccesso di bitume:
operazione effettuata durante l’applicazione sullo strato termoisolante prima della posa dell’elemento di tenuta; l’eccesso di bitume comporta nei mesi più caldi dell’anno, il galleggiamento dell’elemento di tenuta e quindi mancanza di stabilizzazione.

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• Flambage – instabilità dimensionale dei pannelli termoisolanti:
alcuni prodotti possono avere un’instabilità dimensionale, durante il ciclo stagionale, pari a 10-15 mm, sulla dimensione, pur ridotta, dei pannelli utilizzati sotto l’elemento di tenuta; la continua apertura e chiusura delle giunzioni di accostamento dei pannelli può causare la creazione di “omega” (finti giunti causati dallo sfibramento dell’armatura) sulla superficie impermeabile (in questo caso le ondulazioni saranno normalmente perpendicolari alla disposizione geometrica della maggior dimensione dei pannelli).

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• Mancata o incompleta adesione dei pannelli al supporto sottostante (solaio, pendenze o schermo vapore) comporta l’imbarcamento, ad andamento concavo o convesso a seconda i casi, dei pannelli e di conseguenza il sollevamento e l’ondulazione dell’elemento di tenuta, anche nel caso quest’ultimo sia stato posato in corretta adesione.

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• Vento:
un sistema di copertura (non zavorrato con protezione pesante fissa o mobile), quando anche i pannelli non sono stati correttamente ancorati al piano di posa (per incollaggio o fissaggio meccanico), oltre ai fenomeni di reptazione causati dalle ondulazioni dell’elemento di tenuta è esposto all’azione d’estrazione del vento (in particolare lungo i perimetri esterni) che raggiunge facilmente un valore superiore ai 200 kg/m2 e che può quindi sollevare e gonfiare tutto il sistema accavallando anche i pannelli coibenti. L’azione del vento può creare ma anche aggravare i fenomeni di reptazione (già presenti sulla copertura e dovuti ad altre cause) sollevando e/o spostando, lungo i perimetri e gli angoli della copertura, l’elemento di tenuta, se a vista e se non correttamente aderente al piano di posa.

La presenza d’umidità negli elementi o negli strati, su cui è posato l’elemento di tenuta può causare una pellicola d’acqua (causata da condensa) sulla superficie d’aderenza con conseguente distacco (in uno o due cicli stagionali) della prima membrana e di conseguenza il sollevamento e l’ondulazione della stessa, anche nel caso sia stata posata in corretta adesione.

• Mancanza di fissaggio meccanico e/o di elementi di blocco del sistema di copertura nelle coperture in pendenza; per scivolamento dell’intero sistema verso la linea di compluvio (ondulazioni parallele o inclinate rispetto a questa linea).

• Ombreggiamento: L’analisi di questa causa è direttamente correlata alle temperature di “esercizio” della membrana (caratteristica intrinseca di ogni tipologia di prodotto e opportunamente normata) – in particolare il corrugamento della membrana impermeabilizzante può essere generato dal ∆T° di esposizione di diverse zone del manto, e può essere ridotta / annullata con sistemi di carica/zavorra del manto dopo la posa (ghiaia, zavorre puntuali ecc…) – generato solitamente dalla presenza di elementi ombreggianti interni od esterni alla copertura (un edificio + alto, muretti perimetrali, presenza di camini, lucernari UTA ecc..)

• Nei mesi invernali, la temperatura nelle tarde ore del mattino sulla sezione di copertura soleggiata possono raggiungere valori alti che rendono la mescola della membrana, in quella zona, morbida, mentre nella sezione di copertura ombreggiata la temperatura della membrana è notevolmente inferiore (prossima agli 0°C) conferendo alla membrana una certa rigidità. Il ∆T° (specialmente se la membrana è stata posata con teli direzionati, in senso longitudinale Est – Ovest) può portane nel corso degli anni ad un graduale  spostamento della membrana verso le zone di copertura più calde con creazione di fenomeni di reptazione e possibile distacco dei risvolti, nella zona meno irraggiata. Non è sufficiente il cambiamento d’ombreggiatura, sulla copertura, durante il percorso del sole da est a ovest ad annullare il fenomeno. In questi casi la corretta posa deve prevedere fissaggio meccanico dei risvolti lungo tutti i perimetri interni (volumi tecnici, camini, ecc.) ed esterni (parapetti) al fine di contrastare le azioni di ritiro.

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Per ridurre drasticamente i problemi generati, sulle membrane in bitume polimero, dalla memoria dimensionale dell’armatura, fortunatamente da circa una decina di anni i produttori utilizzano, sempre di più, le armature “stabilizzate”, nelle quali l’inserimento di filamenti in vetro, in sinergia con il NT di poliestere, produce una riduzione (anche del 50%) delle capacità di ritiro delle membrane (stabilità dimensionale a caldo ≤ 0,2 – 0,3 %), riducendo drasticamente il fenomeno della “reptazione” sulle coperture, ma creando talvolta altre problematiche.
È chiara quantomeno la complessità della possibile genesi di un fenomeno diffuso che per essere correttamente analizzato deve prevedere un’attenta valutazione del sistema impermeabilizzante sin dalla sua creazione valutando criticamente:
•    Il clima ed in particolare le temperature stagionali del sito di installazione;
•    La tipologia di copertura (estensione, pendenza ecc…)
•    Le caratteristiche intrinseche del prodotto impermeabilizzante utilizzato
•    Le caratteristiche del sistema di supporto (termo isolante) e sua corretta posa
•    La corretta posa delle membrane
•    L’esecuzione della corretta e necessaria manutenzione
•    L’esistenza di eventi eccezionali che possono avere causato/aggravato lo stato degenerativo della copertura e le conseguenti infiltrazioni.
L’argomento oltre che di assoluto interesse è risultato di ampio studio per chi Vi scrive e merita approfondimenti personali legati alle casistiche specifiche.
Buon lavoro dunque e grazie dell’attenzione.
Massimiliano Montorsi