Cultura del rischio e prevenzione: CINEAS in convegno a Milano

Cultura del rischio e prevenzione: CINEAS in convegno a Milano

Cultura del rischio e prevenzione: CINEAS in convegno a Milano

Il 25/03/2015 presso il  Centro Congressi Fondazione Cariplo di Milano, ho partecipato al convegno CINEAS “CULTURA DEL RISCHIO E PREVENZIONE: una sfida per l’Italia”: erano presenti al tavolo dei relatori, oltre al Presidente del CINEAS ed al moderatore, ben nove oratori.
In apertura del Convegno, il Presidente CINEAS dr. Adolfo BERTANI ha dato lettura della comunicazione inviata dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare On. Gian Luca GALLETTI, il quale, scusandosi di non aver potuto accogliere l’invito per impegni relativi al suo Ministero, ha voluto sottolineare che, a risultati concreti raggiunti, i soldi per mettere in pratica eventuali soluzioni ai numerosi problemi naturalistici che l’Italia è ora chiamata a sopportare, ci sono; mancherebbero però le competenze.
Sullo schermo campeggiava una frase di Ulrick BECK: … alla civiltà del rischio non si può rispondere in modo REATTIVO, ma si deve rispondere in modo PROATTIVO.
Le figure del “risk manager” si stanno moltiplicando nelle nostre Aziende più importanti, mentre le Medie e Piccole Industrie stanno prendendo coscienza della loro carenza  e si affidano ad istituzioni esterne.
I “risk manager” hanno raggiunto e coinvolto anche il settore della sanità ove hanno veramente moltissimo da dire sotto i molteplici punti di vista dei rischi. Per non parlare delle “calamità naturali”, che sono quelle che viviamo  in questi  anni tra i più travagliati perchè stiamo man mano arrivando al “redde rationem” a causa del nostro comportamento passato. Ricordava Bertani che Giuliano Amato diceva: “lo Stato Italiano è il più cieco e munifico assicuratore del mondo!” perchè paga senza ricevere un premio.
L’Italia poi, con la limitata cultura universitaria (21% di laureati contro il 39% dei paesi OCSE), è penalizzata sotto l’aspetto della mancanza di EDUCATORI e purtroppo questa carenza si ripercuoterà ancora per anni.
Prof. Giulio GIORELLO, docente di Filosofia della Scienza presso l’’Università di Milano, è intervenuto mettendo in luce che già i matematici del XVII secolo (con PASCAL e FERMAT) hanno studiato e posto le basi alla teoria della probabilità, scienza che studia la probabilità che un evento possa verificarsi con la stima della sua accadibilità.
Quando parliamo di analisi del rischio, oltre che lo studio di quanto può attenere ai rischi dai quali cerchiamo assicurativamente di cautelarci, non possiamo esimerci dal calcolo delle probabilità che esso possa avvenire, ben sapendo che il rischio ZERO è impossibile.
Se siamo capaci di dominare le nostre passioni con raziocinio, agiremo bene, in caso contrario agiremo con insicurezza.
Il Dr. FUBINI, editorialista de La Repubblica in qualità di Moderatore dell’incontro, ha chiamato in causa i successivi oratori tra i quali:
Dr. Ing. Aldo FUMAGALLI Presidente ed Amministratore Delegato della multinazionale SOL GROUP S.P.A., industria per la produzione di gas tecnici ad ampio spettro, il quale esordisce con un consiglio per vivere meglio: non fare l’imprenditore…, il quale è destinato a dover assumere passo dopo passo rischi importanti che, anche se calcolati, non fanno dormire la notte.
La prima regola per prendere una decisione a fronte di un rischio importante è quella di assumerlo coscienti di poterne far fronte e sapendo di poter perdere.
Per poter affrontare il rischio è necessario averne la cultura, guardando avanti con sinergie e diversificazione di approccio e tenendo presente che più regole imponi, più rischi confusione; le eccessive ingerenze sono peggio del male che cerchi di evitare.
Dr. Luigi MOLENDINI, Presidente AIDOS (Associazione Italiana Documentazione Sanitaria) specializzato in  Medicina Legale, tratta la prevenzione nelle Strutture Sanitarie ove il rischio, già di per se complesso, viene determinato anche dai singoli pazienti con speciale riguardo, tra l’altro, alle infezioni ospedaliere; nel settore oncologico poi, solo un comportamento proattivo può correggere la scelta da adottare per diminuire il rischio di accadimenti infausti e quindi anche in questo particolare settore, la cultura del rischio diventa determinante.
La complessità del sistema sanitario è tale per cui recentemente si impongono ricoveri brevi non solo, ma i  continui cambiamenti dei rischi da affrontare, determinano continui adattamenti di natura tecnico organizzativa.
La gestione degli impianti tecnici è sempre necessaria e va di pari passo con le tecnologie adottate; nel campo medico la pericolosità del rischio aumenta con grande eterogeneità.
Cosa manca? Il  percorso universitario nel campo dei rischi è ancora incompleto e deve adattarsi all’evoluzione in atto nell’attuale sistema sanitario.
Dr. Stefano SPIZZAMIGLIO (C.R.O.) Chief Risk Officer delle Generali Italia.
Le domande di acquisizione di nuovi rischi negli Stati Uniti d’America superano il 2% all’anno mentre in Europa sono ferme da anni intorno all’1,3%.
Il mercato assicurativo offre sicurezza e prevenzione ma è il Risk Manager che deve essere consapevole di quello che le Compagnie possano assicurare e non basta utilizzare il parametro prezzo/copertura assicurativa per prendere una decisione aziendale, ma anche quello prezzo/capitale nella corretta competizione tra Compagnie concorrenti: teniamo presente che un deprecabile fallimento della Compagnia coinvolge necessariamente il cliente.
Molti rischi possono essere prezzati ma molto dipende dalla filosofia aziendale delle singole Compagnie in competizione.
Dr. Franco GABRIELLI, dal 2010 capo dipartimento della Protezione Civile (attualmente Prefetto di Roma).
Nella sua esperienza dal terremoto dell’Aquila, passando per le recenti gravissime alluvioni della Liguria, si è fatta la precisa convinzione che l’opinione pubblica negli eventi metereologici o nei fenomeni naturali per i quali la Protezione Civile cerca di allertare le popolazioni delle zone ove si prevedano grossi rischi di danni, si arriva facilmente alla conclusione che si crea un continuo eccessivo allarmismo, non tralasciando poi di lamentarsi che c’è stato insufficiente ALLERTAMENTO.
Cosa sfugge? Il sistema di allertamento metereologico  ha un senso se c’è stata un’attività cognitiva precedente per cui se in pratica va male, vuol dire che non c’è stata sufficiente  pianificazione.
Ricorda il Dr. GABRIELLI, a proposito di eruzioni vulcaniche del Vesuvio, che nel 1995 era stato studiato ed attuato un piano di allarme e di prevenzione per l’evacuazione di 700/800 mila persone dall’area prevedibilmente interessata e che già nel 2010 pochi ricordavano e sarebbero stati in grado di attuare il piano con rapidità e nel rispetto di quanto era stato studiato.
In chiusura del Convegno BERTANI ribadisce, per la SANITA’, la necessità della presenza della figura di un Controllore Sanitario e, nelle sale operatorie, dell’esistenza della “Scatola Nera” che registri sia i parametri del paziente sotto i ferri che le voci dei medici e del personale paramedico che stanno operando.
Le Istituzioni non possono comunque venire meno al proprio compito; si pensa che il 72% delle persone che hanno subìto danni da eventi naturali, dice che l’attuale sistema, oltre che dispendioso, non va bene.
Quelle stesse persone sarebbero propense ad un sistema promiscuo di analisi del rischio: finanziario, assicurativo ed imprenditoriale per arrivare ad una Polizza articolara, ma senza la tassazione del 22,25%.
L’efficacia complessiva del Convegno è stata sicuramente di buon gradimento per i partecipanti e penso grazie alla eterogeneità degli interventi che hanno affrontato i problemi sulla cultura del rischio sotto numerosi punti di vista.
Hanno pure partecipato al Convegno come oratori la Prof.ssa Simona MORINI, il Dr. Sergio URBANI ed il Prof. AZZONE, rettore del Politecnico di Milano, i quali hanno  dato un contributo piuttosto articolato e quindi per essi provvederò a riportare il loro pensiero nella prossima occasione, senza dimenticare il breve ma spiritoso apporto del Dr. Emilio GIANNELLI, noto vignettista del CORRIERE DELLA SERA.

Ernesto Rovatti