Co-assicurazione e riparazione in forma specifica

Co-assicurazione e riparazione in forma specifica

Co-assicurazione e riparazione in forma specifica

Talvolta, nella gestione di piccoli sinistri, possono emergere criticità che offrono spunti di riflessione sulla nostra professione, sul compito del perito e più in generale sul ruolo che quest’ultimo si è trovato – colpevolmente o inconsapevolmente – ad accettare.

In particolare, la “banale” trattazione di un sinistro da acqua condotta su polizza Globale Fabbricati, con co-assicurazione indiretta a fronte di esistenza di polizza privata del condomino, si è complicata a causa della cosiddetta “riparazione in forma specifica”. L’affermazione di cui sopra, ad una prima lettura, dovrebbe far sussultare i più, in quanto la “riparazione in forma specifica” viene proposta in via sperimentale dalla maggior parte delle Compagnie con l’intento di: fornire un migliore servizio ai propri clienti, più veloce, senza alcun esborso per la riparazione e con contenimento complessivo dei costi di liquidazione, anche grazie all’eliminazione del perito, sostituito dal perito-riparatore.

Prima di venire accusato di campanilismo, confermo che il servizio è stato certamente gradito dal condomino che aveva stipulato tale copertura (personale opinione: per il solo fatto di non aver dovuto mettere mano al portafogli). Per quanto alla velocità del servizio non ho ravvisato particolare differenze dalla trattazione classica, ovvero quella in cui l’amministratore manda i manutentori fidelizzati piuttosto che quella in cui il condomino richiede la prestazione del proprio idraulico di fiducia. La nota dolente, semmai, arriva con il conto. Nella fattispecie, la riparazione è stata eseguita con tecnologia non distruttiva, previa esecuzione di video-ispezione per individuare il punto esatto ove operare; tale scelta non è stata dettata dall’eventuale lodevole intento di non rompere le piastrelle, poiché non ve ne erano uguali di scorta, ma bensì trattasi del modus operandi standard del designato riparatore. Si è così giunti alla complicazione del caso semplice, laddove una banalissima rottura della braga collegata al vaso a sedere ha richiesto: una video-ispezione per la ricerca del guasto (?) ed una riparazione, certamente all’avanguardia, in ragione dell’elementare sostituzione.

Tralasciando ulteriori spunti riguardanti durata e garanzia di siffatta riparazione, che volutamente ometto ma che potrebbero avere una loro incidenza nel medio termine sulla frequenza dei sinistri, il costo specifico dell’operazione è risultato essere superiore alla riparazione “classica” di circa il 60-70%. In un mondo dove la “bravura” (volutamente tra virgolette ed in corsivo) del perito, piuttosto che dalle competenze specifiche, è sempre più misurata dai freddi numeri, le cui performance sono misurate in “media giorni di restituzione incarico” e “costo medio liquidato”, l’esito, data anche la premessa, è quello ovvio di non poter condividere i conti con il collega (peraltro amico e stimato). Laddove lui (perito-riparatore) si trova a dover far valere le ragioni della propria mandante, la quale ha quietanzato la fattura del riparatore incaricato, ed io (perito della Compagnia che non presta la riparazione in forma specifica) mi trovo a non poter che evidenziare la non congruità dell’importo pagato.
Con buona pace del mandato del perito, le rispettive perizie si sono concluse con stime differenti e conclusioni all’antitesi riguardanti i costi di ripristino della tubazione che ha dato origine alla perdita, nonchè con più generali e filosofiche riflessioni sul ruolo del perito, sempre più vincolato e costretto in procedure volontà delle mandanti che non manifestazione della professionalità che dovrebbe essere propria del nostro operato.